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Ansia-Depressione-Attacchi di Panico

 

         Ansia, depressione e attacchi di panico sono termini diffusamente usati per indicare dei disturbi psichici. Ma cosa è la psiche?

            Psiche, in un racconto dello scrittore e filosofo latino Apuleio, era una ragazza che si era innamorata di un sogno. Nottetempo, quando tutti erano immersi nel sonno, veniva a trovarla Cupido, figlio di Venere, la dea della bellezza. I due si amavano molto, ma Cupido l’aveva scongiurata di non accendere mai la luce, quando erano assieme, altrimenti lui sarebbe svanito. Psiche, troppo desiderosa di vederlo, una volta volle far luce sul mistero, e l’incantesimo d’amore si ruppe per sempre.

            La morale è che se Psiche, la mente, pretende di gettare luce sui misteri dell’amore, l’amore svanisce. Tuttavia, per sua stessa natura, la mente ama conoscere ed è forse per questo che l’amore la ama. Quando viene travolta dalle passioni, la mente perde il lume della ragione ma, se prova a chiarirsi le idee, comunque non può vedere. E’ difficile gettare luce sui nostri sentimenti. Essi ci colgono quando meno siamo vigili, come una malattia. Se vogliamo mantenerci lucidi, invece, scompaiono.

            Il senso comune ha chiamato questo accecamento della ragione pazzia o follia; la religione, possessione o stregoneria. La psichiatria, che ha abbandonato i termini di “malattia mentale” o “esaurimento nervoso” a favore del più garbato eufemismo ”disturbo”, come Psiche si è sforzata di dare un volto alle passioni. Ma non è facile.

Facciamo chiarezza: la psiche abbraccia tre possibili ambiti: emozioni, affetti e pensiero; dunque, può soffrire in tre modi diversi. Le emozioni sono percepite come turbamenti fugaci, ben diversi dagli affetti che sono invece più profondi e connotati di senso. Il pensiero sono poi le idee, ivi compresa l’idea stessa degli affetti e delle emozioni.

Quando le emozioni si ammalano, proviamo l’ansia in tutte le sue manifestazioni: acuta e improvvisa negli attacchi di panico, sorda e continua nell’ansia generalizzata, martellante nel disturbo ossessivo, oppure avvertita come paura di qualche cosa nella fobia. Se si ammalano i sentimenti abbiamo depressione e mania, forme estreme e irrazionali di tristezza e di gioia. Se il pensiero si frammenta e non esiste più logica apparente, è la schizofrenia. Se invece il filo logico non si è spezzato ma traccia percorsi assurdi per chiunque, si tratta di un disturbo delirante.

Esistono tutte le possibili forme intermedie, con gravità differente: nevrosi se c’è ancora facoltà di autocritica, psicosi se gli altri non riescono proprio a farci ragionare.

Ecco sollevato il velo sul che cosa, ma non certo sul come né sul perché. Da dove nasca il turbamento provato da Psiche per Cupido nessuno lo sa o, peggio, ognuno pretende di saperlo. La domanda sul perché la mente soffra, rimanda a cosa la mente sia.

Secondo una teoria organicista, la psiche sarebbe l’insieme delle funzioni di un organo pensante, il cervello. La psiche soffre quando il cervello si ammala. La teoria appare plausibile fintanto che non la si spinge fino alle più estreme conclusioni. Se la mente fosse solo il frutto del lavoro di un organo, tutto ciò che noi proviamo o pensiamo, ivi compresa la nostra identità, quale idea che abbiamo di noi stessi, sarebbe il risultato di un processo biochimico. Nessun merito nell’essere ciò che siamo, nessuna libertà di scelta, solo cieco determinismo. Addirittura, ciascuno di noi non sarebbe la persona che ritiene di essere, bensì il proprio cervello che pensa di essere la persona che lo possiede. Parrebbe assurdo dire “io sono un cervello”, piuttosto che “ io ho un cervello”, ma è la logica conclusione di una teoria secondo la quale l’identità personale non potrebbe che essere un autoinganno, ovvero il cervello che mente a se stesso.

La teoria psicogenista, alla quale sentiamo di appartenere, sostiene precisamente il contrario. L’individuo non è il suo cervello, ma l’insieme di tutte le sue esperienze impresse nella matrice di un organo. Il cervello fornirebbe solo il supporto fisico, mentre la mente sarebbe la coscienza storica dell’individuo il quale è libero e responsabile appunto perché capace di definire se stesso tracciando la storia che è. La libertà esiste perché la mente è creativa: essa non è solo il luogo della storia che è stata, ma di tutte le storie possibili. Come Psiche si abbandona a Cupido, la mente ama sognare.

Infatti, Apuleio racconta che Cupido, la passione, nasce dalla bellezza, Afrodite. Ciò vuole significare che la mente ama lasciarsi andare perché il bello dell’amore è proprio quello di sentirsi liberi. Ma il senso della realtà va poi recuperato: la mente perde se stessa anche per potersi ritrovare. Se cede definitivamente il controllo, cade nel baratro. Fuor di metafora, la sofferenza mentale è un piede messo in fallo sul ciglio della ragione. Ecco perché, nel mito, la bella Psiche doveva poi scendere agli inferi per potersi purificare.

Stando le cose così, è possibile che ammalarsi rientri nel novero delle facoltà stesse della mente o, piuttosto, che ciò sia un problema connesso alla sua facoltà creativa. L’uomo è libero perché la sua mente è in grado di creare. Tuttavia, se resta intrappolata nei sogni che crea, la mente si ammala. La sofferenza mentale non andrebbe debellata, quanto piuttosto interpretata. Essa è l’altra faccia della medaglia della creatività della mente: da un canto la libertà come capacità di sognare chi essere; dall’altra, il non essere liberi che sognare il medesimo sogno. La sofferenza psichica non sarebbe dunque una malattia nel senso medicale del termine, quanto piuttosto una mentalità, un modo malato di concepire se stessi. Chi soffre chiede soltanto di essere liberato da un incubo, ma è importante altresì che gli si restituisca la libertà di sognare.

 

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