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Ipnosi

 

            L’ipnosi è uno stato nel quale la mente si focalizza intensamente su una singola rappresentazione.

          Invece, l’ipnotismo è la tecnica che rende possibile ciò.

Focalizzare la propria attenzione significa lasciarsi assorbire da qualcosa a tal punto da estranearsi da tutto. Il tempo scorre senza che ce ne rendiamo conto, gli altri ci considerano semplicemente distratti, mentre noi viviamo in un mondo tutto nostro.

            Così scrive Prevert: “I ragazzi che si amano si baciano in piedi / Contro le porte della notte / E i passanti che passano li segnano a dito / Ma i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno / Ed è la loro ombra soltanto / Che trema nella notte / Suscitando la rabbia dei passanti / La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia / I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno / Essi sono altrove molto più lontano della notte / Molto più in alto del giorno / Nell’abbagliante splendore del loro primo amore”.

            I ragazzi di Jacques Prevert si amano, e tanto basta a trasferirli altrove. Descritto semplicemente come un non esserci per nessuno, lo stato di trance si spoglia dell’alone mediatico di cui lo ammantano certe forme di ipnotismo per divenire un’esperienza fin troppo comune e condivisibile. L’attenzione verso una persona o una cosa che amiamo basta a calarci in una sorta di ipnosi. Ci trasferisce lontano dalle più buie preoccupazioni, ci alleggerisce dai pesi quotidiani, ci rende immuni alla rabbia, al disprezzo, alla derisione e all’invidia di quanti rimangono estranei allo splendore della gioia da noi provata. Il tempo passa mentre  noi restiamo a guardia sulla soglia della coscienza. A tremare per il giudizio puntato su noi come un dito inquisitore, non è più che l’ombra delle nostre paure.  

L’amore è come vivere in trance: tutti ne abbiamo sperimentato la forza. Sappiamo che esso può farci sconfiggere ogni paura. Poi, raggiunto lo scopo, il desiderio si placa nel possesso. Dovremmo sentirci appagati, invece nessuna favola ha mai raccontato che cosa accadesse durante quel “vissero per sempre felici e contenti”.

            Questo perché l’uomo vive dei suoi desideri. L’istinto suscita nell’animale il bisogno. Invece, l’uomo attribuisce ragionevolmente un senso agli oggetti e il suo bisogno diviene desiderio proprio di quella cosa che ha senso per lui, non già di un’altra analoga.

            A nostro modo di vedere, l’ipnosi è uno stato di desiderio che può aiutarci a superare le paure, mentre l’ipnotismo attiva questo desiderare. Siamo lontani dal modello televisivo dell’ipnotista che condiziona il pubblico. Questa forma di suggestione, tipica anche dei meccanismi pubblicitari, non può essere di alcun aiuto. La gente ne rimane affascinata perché in essa coglie l’espressione di una forza che vorrebbe esercitare, anche solo per delega, pur di controllare le proprie paure. Ma il modello proposto cambia solo i termini di un rapporto di potere: si è dominati non più dalle paure, ma dall’altrui volontà o da una tecnica appresa.

            Contrariamente a ciò, noi pratichiamo una forma di ipnotismo che non insegna l’autocontrollo, ma che catalizza il desiderio. In fondo, tutto rimanda al dilemma tra amore e potere, se cioè sia più giusto vincere la paura con il desiderio o  con il controllo.

            Da sempre, l’uomo ha provato la paura e, da sempre, gli uomini di fede l’hanno affrontata con gli ideali, mentre i potenti usando il controllo. In mezzo, la gente comune ammira i primi ma segue i secondi. E come darle torto? Il possesso è cosa tangibile, la fede in ciò che si desidera appare inconsistente. Gli ideali non sfamano, sognare non paga. Ma questa visione del mondo ci ha reso liberi? E non è contraddittorio volersi liberare dalle paure asservendosi a qualcosa, o a qualcun altro? Controllare le paure equivale a riaffermarle. Ci occorre allora una filosofia di vita che le trascenda.

            Da noi non si apprende solo una tecnica, quanto piuttosto si abbraccia una filosofia. E quella dell’ipnosi è la filosofia del possibile. Infatti, mettere a fuoco un desiderio significa accendere in noi non tanto la speranza che il desiderio si realizzi, perché questo potrebbe non dipendere interamente da noi, quanto piuttosto la coscienza che quanto desideriamo debba almeno poter essere, che sia giusto che sia. È questo sogno che ci libera dalla paura. In piedi, dinnanzi alla soglia del possibile, la paura appare un ombra che ci lasciamo dietro alle spalle.

 
 

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