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Psicoterapia e Mediazione Familiare

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Mediazione Familiare

 

Scriveva Italo Calvino in “Le città invisibili”: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due  modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

E’ possibile esprimere tutto questo con una sola parola: “Mediazione”. La sua essenza pone la pace al di sopra di tutti i valori terreni permettendoci di affrontare e risolvere seriamente i problemi, di uscire dal conflitto con la dignità non del vincitore ma del saggio che sa onorare consapevolmente valori e sentimenti.  

Viene dal cuore la Mediazione, più che dalla mente; sente il dolore e lo stato di confusione delle persone e replica a ciò nella maniera più diretta, come se fosse in grado di indicare loro una via verso la speranza,  rende  possibile la sfida di trasformare il dolore del conflitto in opportunità per migliorare la qualità della propria e altrui esistenza e, se compresa nel suo valore maieutico, ci insegna ad intraprendere un’accurata, seppur difficile, distinzione tra bene e male, tra utile e dannoso. Se riusciamo ad estrarre dalle macerie della rissa, del rancore e della vendetta  il bene e l’utile ritrovato, è come se proteggessimo ciò che di buono il rapporto ha generato nel tempo, per rilanciarlo nel futuro e farlo diventare generatore di speranza.  E’ importante il futuro perché nessun conflitto è stato mai risolto discutendo solo dei problemi del passato, preoccupandoci o rivivendo ciò che è stato, guardando cosa è accaduto e perché. La vita cambia velocemente quando viviamo nel presente, sentendo ciò che accade nel momento in cui accade. I conflitti diventano piccoli e risolvibili quando riusciamo a provare la sensazione che è possibile controllare il futuro disconnettendolo dal passato, quando avvertiamo la speranza che gli eventi che ci hanno causato dolore non si ripresentino.

Buona parte della mia formazione alla mediazione è incentrata su come aiutare le persone a trovare un futuro diverso dal passato. Quasi tutti esprimono il desiderio di un futuro di speranza, del tutto diverso dal passato  che hanno attraversato. Ma non sanno come raggiungerlo dal punto in cui si trovano e, se chiedo loro di descrivermi la loro trascorsa esistenza, emergono, solitamente, parole che esprimono dolore, dispiacere, apprensione; sanno ciò che non vogliono, per il futuro, ma non sono altrettanto dettagliati ad esprimere cosa vorrebbero. Se è vero che  è molto difficile aiutare le persone ad evitare ciò che non vogliono, può allora essere utile aiutarle a capire ciò che vogliono per il loro futuro e a decidere come ottenerlo.

Provate ora a pensare alla vostra famiglia: si sa che questa è il luogo degli affetti, il porto più sicuro, dove si cresce, si matura, si sperimentano, si apprendono e si consolidano i modelli delle relazioni e della gestione del conflitto. Questo è, però, anche il terreno degli scontri più maligni, quelli che lasciano il segno, che ci portano a negare l’altro, la sua esistenza ed il suo essere; è il terreno più difficile dove cimentarsi perché le emozioni e gli affetti sono i più intensi. Insomma, i conflitti familiari sono molto più feroci di quelli sperimentabili al di fuori del nucleo familiare, perché, proprio in famiglia , nel luogo della massima intimità, ci si spoglia,  si mostrano le parti più intime di sé.

Quanto più ci si ama, tanto più si è vulnerabili e il conflitto non incanalato può rivelarsi devastante.

Tuttavia, è proprio in un ambiente così conosciuto come la famiglia che è possibile sviluppare quelle azioni, quei riti che placano e  stemperano  i contrasti. Pensate ai cambiamenti che possono avere luogo nei vostri rapporti con il coniuge, i figli, i colleghi di lavoro e i vicini se solo prestassimo attenzione alla storia dell’altro, pensate come ogni conflitto potrebbe procedere diversamente se solo iniziassimo dalla premessa che la storia dell’altro è credibile quanto la nostra, se solo riuscissimo a non  esigere che l’altro si comporti secondo  il nostro sistema di valori.

E’ quindi in famiglia che si apprende la prima verità a proposito del conflitto: esso può essere qualcosa  che distrugge , che tutto annienta se ci sfugge di mano, oppure la tempesta che si abbatte sul paesaggio ma che poi finisce, se ne va e lo lascia cambiato. A volte anche in meglio.

Il messaggio della Mediazione è quindi di pace, speranza e futuro senza però dimenticare  la scoperta di un nuovo senso di responsabilità verso il proprio presente, verso se stessi e verso la realtà tutta.

 

 

 

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