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La
psicoterapia
è un trattamento dei disturbi psichici
fondato sulla
comunicazione
interpersonale. Piuttosto che impiegare
farmaci come strettamente fa lo
psichiatra, lo psicoterapeuta si sforza
di instaurare, con il paziente, un
rapporto talmente costruttivo da
aiutarlo a guarire. Questo rapporto tra
paziente e terapista è chiamato
relazione
terapeutica.
La relazione terapeutica è diversa dai
cosiddetti rapporti quotidiani. Innanzi
tutto, non ci si deve aspettare
consigli. Anzi, si dice che la bravura
del terapeuta è inversamente
proporzionale al numero di consigli che
dà. Il suo ruolo non è infatti
“apodittico”, ma solo “maieutico”.
Apodittico significa che il terapista
dovrebbe disporre di una verità assoluta
che fa calare dall’alto sul suo
paziente. Invece, il paziente va solo
aiutato a dare alla luce quella verità
che è già dentro di lui.
Il recupero di questa verità è una
scoperta graduale e faticosa che fa
della psicoterapia un vero e proprio
percorso di vita. Lo psicoterapeuta
rappresenta una guida e, per questo suo
ruolo, è opportuno che anch'egli si sia
sottoposto ad una psicoterapia,
nell'ambito della sua formazione
professionale, per aver risolto
in via preliminare le sue problematiche
e per poter meglio comprendere ciò che
attraversa il paziente durante tutto il corso
della sua ricerca.
Ma perché dovrebbe essere faticoso
recuperare delle nozioni delle quali si
è già in possesso? Si è soliti dire che
ciò accade perché sono
rimosse.
In altre parole, è come se certi fatti,
pensieri o bisogni venissero dimenticati
o, meglio, come se non si fosse in grado
di attribuire ad essi il dovuto
significato e la collocazione più idonea
nella nostra vita. Essi giacciono in un
limbo oscuro della nostra mente
denominato
inconscio.
Ogni volta che il paziente getta luce
sull’inconscio, cambia la sua visione
delle cose e, nella sua vita, è come se
egli dovesse operare una piccola
rivoluzione. Purtroppo, quanto più
numerosi sono gli equilibri che si vanno
a turbare, tanto più la psicoterapia
sarà lunga e dolorosa. Si dice allora
che il paziente oppone
resistenza
al trattamento perché i cambiamenti da
fare per stare bene sono troppo
impegnativi. Può a questo punto accadere
che il paziente interrompa la relazione
terapeutica, a torto ritenendola
inefficace, proprio per il motivo
contrario e, cioè, perché essa è
efficace più del voluto.
Ciò restringe il campo di applicabilità
della psicoterapia convenzionale a
quanti, tra i pazienti, siano dotati di
capacità introspettive, coraggio e
obbiettive possibilità di svincolo da
situazioni malsane, nella sfera sia
pubblica che privata. Un cambiamento
reale, tale cioè da sradicare i
presupposti stessi dello star male,
richiede dei tempi molto soggettivi e,
comunque, solitamente lunghi.
Per questo motivo, le cosiddette
terapie brevi
sono da noi evitate. Il loro presupposto
sarebbe quello di essere mirate al
sintomo, fornendo al paziente
prescrizioni o suggerimenti volti a
modificare il solo comportamento
ritenuto disturbante, tralasciando la
mentalità che lo causa. E’ dubbio che
ciò possa rivelarsi alla lunga efficace
perché, se il soggetto non cambia
profondamente, rischierà ricadute
future. E’ necessario un tempo adeguato
e una terapia condotta con
professionalità perché il paziente possa
venir a capo dei conflitti, interni od
esterni, che lo fanno soffrire.
Una vera
terapia si fonda su quattro
regole fondamentali che impegnano
mutuamente il paziente e chi lo segue:
la regolarità dell’impegno settimanale,
la puntualità agli incontri, il
pagamento concordato e la disponibilità
del paziente a mettersi in discussione,
prima di agire d’impulso. Nessuna
relazione potrà essere terapeutica senza
queste condizioni, così come nessun
rapporto funzionerebbe senza continuità
di presenza, rispetto del prossimo,
riconoscimento del ruolo e disponibilità
al dialogo.
Fermi
restando questi requisiti, una
psicoterapia può essere poi condotta in
maniera differente a seconda delle
necessità del paziente. Sarà una terapia
individuale,
se il problema è specificamente
dell’interessato;
di coppia
o familiare,
se esso coinvolge altre persone, per
esempio un coniuge, i figli o i
genitori.
La terapia
di gruppo
è riservata a quanti desiderino
affrontare il proprio percorso
terapeutico confrontandosi, assieme al
terapeuta, anche con altre persone. Il
gruppo terapeutico, oltre a offrire i
vantaggi di un’esperienza umana
condivisa, si fonda su forme di
comunicazione più mature e attuali che
consentono di sviluppare temi altrimenti
difficilmente rappresentabili, quali la
percezione che abbiamo dell’altro, le
scelte morali, il senso che diamo alla
nostra vita, persino il tema
dell’Assoluto. Ciò perché il gruppo
conduce il paziente dalla consapevolezza
del proprio esclusivo star male, alla
riflessione sul male come esperienza
universale e, in definitiva, sul perché
il male debba esistere.
Per questo ordine di motivi, il nostro
modo di concepire la psicoterapia va al
di là della semplice guarigione dal
sintomo. Guarire sarà possibile solo
attraverso un percorso esistenziale
volto a fissare personali valori di
riferimento, in ragione di una presa di
coscienza della propria storia, del
proprio valore, delle proprie
responsabilità verso sé e verso gli
altri e degli obbiettivi che si desidera
raggiungere nella vita. |