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La Psichiatria è la branca specialistica della medicina impegnata nella ricerca, nella prevenzione, nella cura e nella riabilitazione dei disturbi psichici. Essendo un settore della medicina, per buona sostanza la psichiatria convenzionale promuove la ricerca e l'impiego di farmaci.
Personalmente, pur riconoscendone l'attestata efficacia, noi interveniamo con gli psicofarmaci solo in caso di vera necessità, quando cioè le emozioni, gli affetti, il modo di pensare e di relazionarsi di una persona causano una sofferenza tale da non poterne escludere l'utilizzo.

È singolare come una condizione di sofferenza profonda come quella che si sperimenta nel campo degli affetti, delle emozioni, del pensiero e dei rapporti, sia spesso misconosciuta dagli altri, persino dagli intimi di chi ne soffre. È come se tutti restassero increduli dinnanzi all'evidenza che, in una società del benessere e materialista come la nostra, si possa soffrire senza avere "niente" di fisico. Al contrario, l'esperienza del sofferente è proprio quella di avere irrimediabilmente perso un bene prezioso, anche se obiettivamente non manca nulla, oppure esista un rimedio.

La persona che ha tipicamente bisogno di farmaci è invece del tutto inconsolabile, persino attanagliata dalla paura di stare male in un momento qualsiasi della sua vita, ha pensieri che lo isolano dai suoi simili e, il più delle volte, gli stessi familiari ed amici sono in pena per lui. Questi ultimi scoprono amaramente che è inutile ricorrere a consigli o a esortazioni, perché la logica del sofferente è oramai estranea al buon senso comune: essa gravita in orbite sempre più strette attorno al vuoto esistenziale del proprio dolore.

Al fondo di questa spirale autodistruttiva può trovarsi il ricorso a droghe cosiddette convenzionali, come alcol o tabacco, o illecite, pratiche rischiose come il gioco d'azzardo, la promiscuità sessuale senza cautele o la guida spericolata. In esse, perso oramai il ritegno e il controllo, si cerca il sollievo nell'oblio o nell'ebbrezza, incuranti della vita propria ed altrui. Questo è purtroppo frequente nei giovani, i cui gruppi di appartenenza o i modelli scelti come riferimento, premono proprio in questa direzione.

Comunissimi sono allora il senso di colpa, di autodenigrazione, di fallimento e l'isolamento dagli altri che conducono una "vita normale". Alcuni ci confidano che preferirebbero persino avere una malattia fisica riconoscibile, per quanto invalidante e mortale, pur di venire creduti e compresi.

Pur tuttavia, anche quando sembra non esserci più soluzione, un aiuto può provenire da un impiego mirato di farmaci. L'intervento psichiatrico non è più quello stigmatizzate né senza ritorno di una volta, ma offre oggidì un sostegno concreto nei momenti più difficili.
In oltre sessanta anni di attività psichiatrica del nostro Centro, abbiamo fatto ricorso a prodotti solo se necessario, nei dosaggi più contenuti, nei tempi adeguati più ristretti e, certamente, secondo le modalità più sicure e discrete.

Nel rispetto del consenso informato e della sensibilità di chi abbiamo di fronte, sempre spieghiamo con pazienza quale sia il problema, quali le cause possibili e le modalità attraverso le quali si deve intervenire.
Se la persona è in grado di fornire una collaborazione al nostro operato, la sosteniamo con un contemporaneo intervento psicoterapico, all'occorrenza da mantenersi a crisi superata per consolidare i risultati, laddove l'impiego di psicofarmaci non sia più necessario.

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